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La Scrittura Digitale – Ne parlo con Piero Babudro

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Della scrittura adoro la sua aperta intimità, il suo essere scoperta di sé e coraggioso dono per gli altri. Quando scrivo, sia un blog post per un cliente, una storia per un brand, una riflessione per i social network, quando scrivo sfoglio pagine spesso impolverate del mio libro e decido di condividerle con chi ha voglia di leggermi. Facile non è, di coraggio ce ne vuole e di consapevolezza anche.

Insomma, la scrittura digitale custodisce in sé emozioni ed esperienze personali, oltre che competenze, conoscenze e professionalità. Ti va di saperne di più? Ho chiesto un po’ di cosette molto interessanti a Piero Babudro, autore del libro Manuale di Scrittura Digitale Creativa e Consapevole, che puoi acquistare qui.


scrittura digitalePiero Babudro, consulente nel campo della comunicazione digitale, digital media strategist, docente e formatore specializzato. Da più di dieci anni lavora a fianco di aziende, agenzie, professionisti, enti pubblici e privati su progetti digitali caratterizzati da una particolare attenzione alla produzione di contenuti e al rapporto con la community di riferimento, online e offline.

Il suo blog: www.segnalezero.com


#1. Nel tuo libro scrivi: Cos’è il comunicare, nel nostro caso lo scrivere, se non esercitare la possibilità di costruire un flusso di immagini e concetti che, di fatto, modificano la percezione della realtà di chi li consuma e, quindi, trasformano una porzione più o meno grande del suo mondo?. È questo un aspetto fondamentale del comunicare, troppo spesso sottovalutato o ignorato. Credi che oggi le aziende italiane, finalmente, abbiano compreso quale prezioso potere custodisce in sé il saper comunicare?

Secondo me questa consapevolezza si è persa a tutti i livelli. In una società soggiogata ai feroci dettami dell’information overload e del contenuto mordi e fuggi, figlio di quel tempo reale che ci sta sottraendo il bene più prezioso, il Tempo, si è persa la capacità di considerare lo scrivere come la possibilità di mettere in connessione le coscienze di due o più persone. Il risultato è davanti agli occhi di tutti: un immenso fast food del contenuto, un’orgia bulimica di parole e opinioni in cui tutti hanno da dire e da ridire. A farne le spese è la capacità complessiva di mappare il mondo e trovargli un senso, specie quando la sua complessità ci appare smisurata.

Facciamo a pugni per imporre il nostro punto di vista e non sappiamo più come leggere un’attualità che ci sfugge, preda di velocità sempre più vertiginose e di algoritmi che regolano la somministrazione di contenuti. Le aziende non fanno eccezione, ma sono solo un aspetto del problema, del nostro abdicare alla conoscenza del mondo in nome del consumo di immagini e di tesi precostituite.

Ti consiglio di leggere: Tutti i vantaggi del saper comunicare.

#2. Nel tuo libro dedichi grande attenzione all’atto dello scrivere e distingui la prassi dall’atteggiamento. La prima va dall’ideazione alla stesura, la seconda attiene alla disposizione mentale dello scrittore. Quanto influisce l’atteggiamento nella riuscita di un testo creativo? E qual è la disposizione mentale giusta con cui affrontare la scrittura?

L’atteggiamento influisce moltissimo. Comunicare vuol dire “mettere in comune”. Bene, la domanda è: cosa metto in comune con l’altro? Parole? Troppo poco, quelle sono solo un mezzo che ci serve per trasmettere altro. Situazioni, eventi, resoconti? Niente che il mio interlocutore non riesca a raggiungere, fosse anche con la sola fantasia.

Allora, cosa? Gli trasmetto un’immagine del mondo che, come tale, si può formare solo nel dominio delle emozioni, delle sensazioni e comunque al di fuori di convenzioni e luoghi comuni. Motivo per cui è bene affrontare la scrittura con l’atteggiamento umile di chi sa lasciarsi attraversare da quanto sta per raccontare, in modo da restituirne non solo la portata informativa (fatti ed eventi), ma anche quella emotiva. Atteggiamento, dal mio punto di vista, vuol dire coltivare uno sguardo neutro eppure partecipe.

#3. Più volte nei miei post ho sostenuto che, nel processo di scrittura creativa, l’istinto assume una parte fondamentale e distintiva e ho posto l’attenzione come l’istinto non debba mai essere impulsività. Che ruolo credi abbia l’istinto nella creazione di un testo riuscito e quanto conta la capacità di mediarlo con la giusta dose di razionalità?

Anch’io credo che istinto non sia impulsività. Essere impulsivi, spesso per voler stuzzicare il lettore aizzandone le componenti meno razionali, è la strada maestra che conduce al palazzo della comunicazione urlata e del “o con noi, o contro di noi”. Non fa bene, non ci fa bene.

Il sano istinto, invece, è l’elemento impalpabile ma decisivo che ci permette di vivere quello che io chiamo “momento presente della scrittura”. Ad esempio, dopo aver schematizzato in una scaletta gli argomenti da trattare in un articolo o post di imminente realizzazione, io mi dedico ai singoli punti considerandoli non come  un mezzo per un fine, dove il fine è concludere l’articolo, ma come un fine in sé. Come se ogni punto della scaletta fosse l’unico elemento del testo, senza un prima e senza un dopo. Questo mi affranca dalle costrizioni della mente e mi permette di liberare energie che posso mettere al servizio del testo e di chi mi leggerà. Per usare un’immagine: l’istinto è la vela che permette al testo di muoversi, andare lontano e raggiungere inediti approdi. La razionalità è il timone che permette all’autore di costruire un testo efficace ma mai eccessivo, fuori dalle righe, fuori tema.

Ti consiglio di leggere: Blogging: quando l’istinto non è impulsività.

#4. Cosa è fondamentale nel processo di organizzazione delle informazioni a partire dalle quali è possibile costruire un testo capace di rispondere alle domande e alle necessità di chi ci legge?

È fondamentale costruire una gerarchia degli elementi da raccontare, dividendoli in informazioni principali, molto importanti ma non principali, utili ma non importanti, informazioni secondarie e dettagli, sviluppi e conseguenze di quanto elencato in precedenza. È molto importante non derogare a questo schema, altrimenti costruiamo una casa in cui le fondamenta stanno al posto delle tegole. In questo frangente, occorre lavorare a ciò che conta per il lettore, il che presume un certo livello di analisi della realtà che è possibile solo documentandosi e sforzandoci di rifiutare i luoghi comuni con cui spesso la si racconta.

Il bello della scrittura è che in ogni passaggio, anche quello più apparentemente meccanico come la stesura di una scaletta, emerge l’elemento umano. Emerge il lettore. Emerge quell’altro da noi che, con il tempo e l’esercizio, scopriremmo riguardarci. Anche il semplice organizzare le informazioni può essere un atto di profonda empatia.

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#5. Ci suggerisci 5 consigli per far sì che il nostro testo non presenti vie di fuga?

Nel mio libro chiamo via di fuga tutti quei passaggi deboli che allontanano il lettore dal testo. Intendo proprio fisicamente: il lettore percepisce a livello conscio o inconscio una frattura nel testo, prova un certo senso di disagio e se ne va. Bastano due parole dissonanti, una reticenza o un periodo inutilmente lungo, e il gioco è fatto.

La cura contro le vie di fuga? Uno: lo studio dell’argomento, che va analizzato, triturato e metabolizzato fino al punto da saperlo spiegare a un bambino o a un adulto completamente digiuno della materia. Due: creare passaggi logici forti all’interno del testo e non forzare cause e conseguenze. Tre: usare un linguaggio chiaro e semplice. Quattro: niente luoghi comuni, stereotipi né sottintesi. Cinque: lavorare sul ritmo del testo e sul suono delle parole, evitando cadute, attriti, dissonanze. Il testo deve essere un flusso.

#6. Nessun testo è neutro. Cos’è l’autorialità e quanto conta nel processo di scrittura creativa?

È la presa di coscienza del potere delle parole di rappresentare porzioni di mondo. Di crearlo. È la presa di coscienza degli aspetti etici del comunicare, ma anche della capacità che un testo ha nell’orientare la percezione del mondo del lettore. È il saper dosare il potere delle storie senza nuocere ad alcuno.

Ti consiglio di leggere: La tua Storia, la tua opportunità.

#7. L’approccio del lettore con il testo è influenzato dalle sue percezioni, dai suoi valori, dalle sue aspettative e dal gruppo sociale di appartenenza. Come può un autore prevedere tutto questo e adattarvi di conseguenza il testo che scrive?

Un autore può lavorare su due livelli: esplicito e implicito. Il primo riguarda lo studio preventivo del pubblico cui ci si rivolge, e non c’è niente come l’esperienza diretta. In questo senso, il lavoro dell’autore assomiglia molto a quello dell’antropologo: ecco perché ho voluto riservare un intero capitolo del mio libro all’etnografia digitale.

Il secondo livello presume un lavoro di introspezione, in quanto molte delle emozioni, delle percezioni e dei valori che oggi animano l’uomo contemporaneo appartengono a tutti noi. Volgere lo sguardo verso questo orizzonte di immagini ed emozioni condivise – che altri, ben più bravi di me, hanno chiamato immaginario collettivo – può contribuire a creare quello spazio interiore all’interno del quale le buone parole “accadono”. Scrivere ha a che vedere con l’ascolto più che col dire.

#8. Le Storie sono templi affascinanti in cui condurre il lettore e indurlo a riflettere. Chi è il personaggio di una storia coinvolgente e come si costruisce?

Le storie coinvolgenti ci sono se ci sono i personaggi convincenti. “Il Profumo”, il mio libro preferito, non sarebbe tale senza Jean-Baptiste Grenouille. Così i nostri testi cambiano radicalmente a seconda di quali elementi scegliamo di privilegiare nel racconto e nella descrizione di chi li anima. Sono due esempi estremi, diametralmente opposti. Eppure, se ci sforziamo di capire che dietro la patina di una quotidianità sempre uguale a se stessa ci sono tante persone e vite da raccontare, troveremo qualcosa di esaltante e convincente anche nell’anonima vita di un impiegato o di un professore.

Non a caso, “Stoner”, romanzo di John Edward Williams, riesce a essere avvincente in modo superlativo pur raccontando la vita di una persona cui non è mai accaduto nulla di eclatante. Come si costruisce un personaggio di questo tipo? Scandagliando il suo aspetto fisico, il suo comportamento, la sua storia e il suo background, immaginando i suoi obiettivi, le sue passioni. In una parola, disegnando i suoi conflitti.

Il conflitto è una componente molto importante della vita di ognuno di noi. Spesso si pensa che il conflitto vada evitato; al contrario, ritengo che vada ragionevolmente cercato, in quanto motore del cambiamento. Ciò vale a tutti i livelli, singolo e collettivo. Non a caso la parola emozione indica la capacità di mettere in moto, di smuovere, di scuotere. I nostri personaggi devono poter scuotere il lettore: ecco perché è importante individuarne i conflitti espliciti o latenti. Col tempo ci accorgeremo che questo esercizio ci aiuta a individuare i nostri. Propongo spesso questo esercizio: partendo dalla fotografia di una persona che non conosci, senza alcuna informazione aggiuntiva, basandoti solo su ciò che vedi, descrivine la sua vita, le sue emozioni, i suoi desideri. Una volta scritta la prima bozza, lasciala sedimentare un giorno o due. Poi rileggila e chiediti quale relazione c’è tra te e la persona che hai descritto.

#9. Ci suggerisci 3 esercizi per allenare la scrittura creativa?

Premessa: porta sempre con te penna e taccuino per prendere appunti.

Primo esercizio: osserva un tramonto, un fiume o semplicemente la gente che passeggia in una piazza o è seduta vicino a te sull’autobus. Concentrati esclusivamente sul respiro e su ciò che vedi, immaginando di “respirare” la scena. A un certo punto, sentirai emergere delle parole. Annotale, parti da quelle e inizia a scrivere liberamente, senza scopo. Senza l’ossessione di raggiungere un qualche risultato.

Secondo esercizio: scegli una lettera dell’alfabeto – per esempio la S – e, in piena libertà, scrivi frasi che contenga più S possibile.

Terzo esercizio: ascolta più volte una canzone cantata in una lingua che non sia l’italiano. Prova a sostituire il testo originale con uno di tua creazione, che mantenga lo stesso ritmo dell’originale e ricrei lo stesso flusso.

Ti consiglio di leggere:

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Informazioni su Ludovica

Capello riccio un po’ selvaggio, nata con in mano una biro da battaglia più che con un’elegante stilo. Amo colorare con le parole vuoti spazi bianchi.

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