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Storytelling: Cinzia Di Martino ci racconta i segreti di una storia di successo

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Sei seduto al tuo banco di scuola. Terza elementare. La maestra, con la sua solita adorabile affabilità, ti sta riportando indietro nel tempo, in quell’epoca preistorica che tu trovi così misteriosa e affascinante. Ti sta raccontando dell’Homo Sapiens e delle sue incisioni rupresti e tu sei lì, ad ascoltare senza dire una parola, senza distrarti neanche per un attimo, calandoti nel panni di uno di quegli uomini preistorici, immaginando come poteva essere la vita in un’èra così lontana e diversa dalla nostra.

Sei seduto al tuo banco e sei talmente preso dalla narrazione, sopraffatto da tante straordinarie emozioni, che la campanella suona e tu neppure te ne accorgi!

La tua maestra ti ha raccontato una storia, ti ha emozionato e ti ha coinvolto, per questo tu l’hai seguita in questo viaggio senza esitazioni, senza barriere, senza difese. Le storie ci attraggono sempre e, se riescono ad emozionarci, diventano indimenticabili!

Ecco, ora tu (in quanto brand) devi comportarti esattamente come la tua maestra! Cioe? Devi riuscire a raccontare una storia con affabilità, emozionando i tuoi lettori, coinvolgendoli parola dopo parola, giocando con la suspense e non lasciandogli neppure un attimo di respiro!

Sì, è questa l’arte dello storytelling. Quali sono gli ingredienti indispensabili di una narrazione indimenticabile? Ho scelto di farcelo raccontare da Cinzia di Martino, blogger e webwriter, oltre che mamma a tempo pieno. Un donna tuttofare, insomma!

Perché ho pensato proprio a Cinzia? I post che scrive per il suo blog ogni volta mi colpiscono per la loro capacità di insegnare raccontando una storia, riuscendo a tenerti incollati allo schermo fino all’ultima parola, l’ultima virgola, l’ultimo punto. Cinzia ha l’incredibile abilità di trovare la chiave giusta per raccontare una storia appassionante ed entusiasmante, ispirandosi alla sua vita reale e traendo insegnamento da tutto ciò che le accade.

Per questo credo che nessuno meglio di lei può regalarci qualche chicca sullo storytelling. Quando le ho scritto per chiederle se avesse voglia di rivelarci i segreti dell’arte del racconto mi ha risposto: “non sono una storyteller di quelle che si impara sui libri. Nel senso che non ho mai studiato per imparare a farlo: semplicemente racconto come mi viene trovando però la connessione tra il racconto di vita vissuta e un particolare aspetto legato ai social “. Una risposta che la dice lunga!

Mi fermo qui. Ora tocca a Cinzia. Buona lettura! 🙂

1. Cos’è lo storytelling?

Te lo dico a parole mie perché le definizioni ufficiali dicono tutto e niente.

Giusto qualche annetto fa, quando ancora non esisteva la televisione per come la intendiamo, una figura mitologica girava per i paesi: era chiamato il “cantastorie”.

Un uomo con un carretto, una chitarra e un telone suddiviso in dodici o quindici riquadri, ognuno raffigurante la scena di una storia (nella maggior parte dei casi, un fatto realmente accaduto), dipinto a mano da lui stesso o da artisti della zona.

La domenica mattina si faceva trovare nella piazza centrale del paese e raccontava in musica il suo telone. La performance durava circa quaranta minuti e teneva incollati a lui grandi e piccini. Al termine raccoglieva le offerte spontanee del pubblico e si rimetteva in marcia verso nuovi agglomerati urbani.

Ai tempi non esisteva ancora la televisione e il cantastorie era l’unico in grado di portare conoscenza (in senso lato, conoscenza di argomenti, conoscenza della psicologia umana, conoscenza delle “mode”) nei paesi, raccontando i fatti.

Ovviamente maggiore era la credibilità e la bravura del cantastorie, maggiore era la presenza delle persone in piazza. Costui avrebbe potuto vendere qualunque cosa, se solo avesse voluto.

Per questo lo Storytelling è stato riscoperto da qualche tempo in ambito marketing.

Ci si è resi conto che i tempi di apprendimento e convincimento delle masse erano troppo lunghi se affidati alla pubblicità prodotto-centrica.

2. Cosa rende lo storytelling uno strumento così efficace e potente?

Se io dico “mantello rosso” o “cerchietto rosso” o “cavallo bianco” cosa vi viene in mente? A me nell’ordine Cappuccetto Rosso, Biancaneve e il principe Azzurro.

E’ bastato un dettaglio per individuare un personaggio noto e riconoscere una favola. Così funziona lo Storytelling: sono i dettagli che fanno la differenza.

Mentre leggiamo una storia, la nostra mente la immagina in formato filmato in real-time e un dettaglio colorato o un aggettivo specifico ci aiutano a rappresentare e marchiare a fuoco storia e personaggi.

Così ce la porteremo sempre dentro e saremo in grado di riempire i vuoti narrativi con i dettagli in più che abbiamo aggiunto alla nostra rappresentazione. Ma “la morale”, il messaggio da ribadire al mondo rimarrà immutato, anzi se possibile ne riuscirà rinforzato.

Ecco spiegato perché il cantastorie utilizzato il telone con le scenette raffigurate: partendo da quello “schizzo” e aiutando con i suoi versi in musica, permetteva al pubblico di immaginare la storia ed imprimerla nella mente.

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3. Quali ingredienti rendono una storia indimenticabile?

Penso che anche la storia più noiosa e ripetitiva del mondo possa diventare indimenticabile. Se a qualche dettaglio colorato aggiungiamo la capacità di raccontare del narratore, ecco che la storia diventa indimenticabile.

Quando il cantastorie riportava i dialoghi, l’accompagnamento musicale si faceva quasi sussurrato e la sua voce cambiava, assumendo toni femminili o maschili, fingendo voci dolci o rauche in base al personaggio da rappresentare.

Allo stesso modo fa lo Storyteller oggi, riuscendo a catturare e mantenere viva l’attenzione del pubblico (perché a tutti piacciono le storie).

Ecco perché raccontare le favole ai bambini per farli addormentare è una falsità: nessun bambino si addormenterà mentre gli racconti una storia mai sentita prima. Anzi ti sommergerà con le sue ennemila domande e perché di ogni dettaglio che individua nella storia. Puoi cominciare a sperare che si addormenti dalla quarta lettura consecutiva in poi 😉

4. Le tue storie: come nascono? Dove trovi la tua ispirazione?

Detta così potrebbe sembrare che io scriva storie e favole, ma non sono una scrittrice!

Qualcuno disse un giorno che tutto è pubblicità: e non posso dargli torto.

Qualcun altro disse che è più semplice vedere la pagliuzza negli occhi di un altro che non una trave nel nostro: ragione da vendere anche in questo caso.

Assisto ogni giorno a scene di “ordinaria follia” che mi divertono, mi sorprendono, mi lasciano senza parole. Proprio da queste prendo ispirazione e trovo la connessione con la gestione dei canali social e del marketing che tanto ha destabilizzato gli animi umani.

Mi basta osservare il comportamento di un gruppo di bambini, della gente al parco, della negoziante che vuol vendere per forza ai clienti per rendermi conto che abbiamo perso il buon senso e la capacità di ascoltare. Ci siamo piegati ai libri e alle regole perdendo la capacità di saper fare il nostro lavoro, inaridendoci e portandoci ad un appiattimento dei rapporti umani: unico vero punto di forza del marketing.

Se un barista è stizzoso e antipatico, può regalarmi il biscottino e il cioccolatino insieme al caffè: lungi da me l’intenzione di ripetere l’esperienza. Cercherò un altro bar. Biscottino e cioccolatino non faranno la differenza.

La differenza la farà la simpatia, l’empatia, la professionalità e la non invadenza del barista. Lui e solo lui è responsabile della sua fortuna.

Questi penso siano i concetti da far passare e da promuovere online: essere unici e diversi dagli altri nell’approccio lavorativo come nella vita di tutti i giorni. Questo ci rende speciali!

 

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Informazioni su Ludovica

Capello riccio un po’ selvaggio, nata con in mano una biro da battaglia più che con un’elegante stilo. Amo colorare con le parole vuoti spazi bianchi.

21 commenti

  1. Lo storyteeling è importantissimo se fatto bene: saper coinvolgere è la prima regola per chi lavora nella comunicazione.
    E, a mio modesto parere, sia tu che Cinzia lo fate egregiamente!

    1. Buongiorno Sara! 🙂
      Non so davvero come ringraziarti. Come hai scritto, nella comunicazione il coinvolgimento è un prezioso e imprescindibile alleato. Quando scrivo cerco sempre di osservare le cose dal punto di vista di chi mi legge, di interpretarne le esigenze ed anche i desideri. Mi metto nei suoi panni, insomma! Credo sia la strategia migliore.
      Lo fai anche tu prima di scrivere i tuoi post? 🙂

      Un abbraccio,
      Ludovica

  2. Buongiorno a te Ludo!

    Io sono ancora alle prime armi con i post, vengo dal mondo grafico/fotografico che è molto visual. L’esigenza che ho sempre avuto è comunicare qualcosa, con le mie foto, con i miei lavori e con quello che scrivo, oltre a regalare qualcosa agli altri vorrei trasmettere empatia.

    Un abbraccione

    Sara 😉

    1. Beh, visual e copy hanno davvero tanto in comune. Non a caso, si tratta di territori dai contorni spesso non definiti, tanto più oggi che il visual si è conquistato un posto di primo piano.
      A presto, Sara e grazie per il tuo contributo.

      Ti abbraccio! 🙂

  3. Secondo me l’attitudine allo storytelling è come il coraggio di DOn Abbondio: chi non ce l’ha non se lo può dare.
    Ma qualche indicazione e suggerimento “tecnico” sicuramente aiutano 🙂

    1. Ciao Enrico!
      Credo che sicuramente alcuni di noi sono più portati rispetto ad altri, ma è anche vero che si può imparare e migliorare, affinare le tecniche e capire quali sono i giusti accorgimenti. Non credi anche tu?
      Grazie per il tuo contributo! 🙂

      Torna a trovarmi presto,
      Ludovica

  4. Ciao Ludovica,
    post di storytelling se ne leggono a quintali, ma devo dire che il tuo l’ho vissuto e letto in chiave un pò diversa dai soliti e standard consigli (target, protagonista, antagonista, viaggio dell’eroe…). Si tutte cose vere ma che lasciano il tempo che trovano perchè per la gente “comune” sono poco attuabili. Il problema è quello di mettere davvero in pratica e a mio avviso la cosa più bella sarebbe una sorta di prova realizzata con una persona competente che ti da 4 indizi sui quali devi costruire un racconto con un fine, vedere poi insieme se l’impostazione che dai ha senso.
    Questo se fatto bene può davvero rivelarsi un vantaggio perchè in primis dimostra alle persone che diamo loro attenzione, quindi basta pubblicità: io son più bravo vieni da me e decido io cosa darti. grazie !

    1. Ciao Gianluca!
      Potrebbe essere un modo per avere un feedback e, lo sappiamo, i feedback sono quanto di più importante abbiamo a disposizione per reperire informazioni, trarre nuove idee e dare importanza a chi ci legge o ci segue.
      Grazie per il tuo contributo! 🙂

      A presto,
      Ludovica

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