Storytelling: la narrazione che racconta il brand

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Storytelling è quando il brand apre le porte, si dona e affeziona. Già, perché – sfatiamo un mito! – lo Storytelling NON è l’arte di raccontare una Storia. In questa mini-guida alla tua storia ti spiego cos’è, quali vantaggi ti garantisce e quali sono le più importanti Tecniche di Storytelling.

Esiste un termine italiano equivalente all’inglese Storytelling? No. Letteralmente sarebbe dire storie, ma la traduzione è imprecisa. E qui il primo punto fondamentale su cui ti invito a riflettere per comprendere cos’è davvero lo Storytelling e come approcciarti a questa modalità comunicativa.

Cos’è lo Storytelling?

Lo Storytelling NON è l’arte di raccontare Storie. È molto più di questo, è comunicare attraverso racconti che sono un viaggio dentro sé e dentro l’altro. Sono un inizio, sono un percorso e sono una meta. I racconti sono capire e capirsi, sono dare e darsi. E i racconti restituiscono sempre qualcosa di prezioso e raro: l’affetto delle persone, la loro stima, il loro riconoscimento. Nel duplice senso di riconoscersi nella storia raccontata – ché questo è il vero compito dello Storytelling – e di essere riconoscenti.

Lo Storytelling è un approccio – teorico, scientifico e comportamentale – che consiste nello scovare il mondo nascosto del brand e raccontarlo con parole, immagini, video, eventi e strumenti che possano comunicare un significato concreto e prezioso e che possano riempire di senso il vuoto esistenziale che tutti noi proviamo. Proprio questo comprendere le nostre intime paure, questo dare un senso ai fatti e questo condividere per superare il limite è il fine ultimo e il senso primo dello Storytelling.

Storytelling: la tua storia è il mondo del tuo interlocutore

C’è un’implicazione importante che molto spesso le aziende sottovalutano. Fare Storytelling significa prendere una posizione e dichiararla, farsi carico di specifici valori e condividerli. In gergo si parla di Storymaking. Un brand che fa Storytelling narra una storia, la sua storia ma anche – e soprattutto – la storia dei suoi interlocutori. L’obiettivo è fare in modo che le persone si immedesimo in questo racconto e riuscire a condurle per mano nel mondo che per loro è stato creato.

Il National Storytelling Network definisce così lo Storytelling:

Storytelling is the interactive art of using words and actions to reveal the elements and images of a story while encouraging the listener’s imagination.

Lo Storytelling è un’arte interattiva, che ha l’obiettivo di:

  • affermare e condividere un posizionamento esistenziale;
  • creare e condividere un immaginario di riferimento per il lettore;
  • mettere in comune il mondo del brand con quello del target di riferimento;
  • utilizzare parole, registri linguisti e immaginari visivi per emozionare le persone, immedesimarle, educarle, affezionarle e condurle all’azione.

Il modo in cui le persone recepiscono e interagiscono con la tua storia, modificherà il racconto stesso nel corso del tempo. Già, perché una storia non è mai immutabile e, anche pe questo, non conosce mai una fine.

Fare Storytelling per un’azienda significa creare delle rappresentazioni del brand – visive, testuali, sonore, iconiche e anche percettive – caricarle di senso e drammatizzarle, ovvero riempirle di emozioni, di sentimenti da condividere con il lettori (i cosiddetti Story-Listener). E qui interviene la narrazione. Mi spiego meglio.

La differenza tra storia e racconto

Chi fa Storytelling sa molto bene che esiste una netta differenza tra storia e racconto. La storia – in inglese history – è la successione cronologica degli eventi e dei fatti; è la descrizione dell’insieme delle informazioni e dei dati collocati in uno spazio e in un tempo precisi.

Il racconto – in inglese story – è la narrazione della storia con uno stile comunicativo specifico. È l’insieme dei significati, delle emozioni, delle imprese e delle percezioni che creano un preciso immaginario in cui il lettore si immedesima e che producono una realtà carica di senso. Il racconto è denso e necessita di introspezione sia da parte di chi produce la narrazione sia da parte di chi la riceve e, insieme, si cambia e la cambia.

Raccontare significa assumere una posizione esistenziale ed evocare potenti immaginari visivi, inducendo le persone a emozionarsi, a condividere, a immedesimarsi. Poi anche a ricordare e ad agire. Ed è proprio la narrazione a tenere insieme la storia e il racconto, creando una realtà nuova, inedita, sentita.

La narrazione conferisce senso, significato ed emozione

Lo psicologo cognitivista statunitense Jerome Bruner sosteneva che la narrazione è uno dei meccanismi psicologici fondamentali per lo sviluppo dell’individuo ma anche dei gruppi sociali e culturali. La narrazione struttura e crea storie, testi, racconti che hanno un forte impatto emotivo sulle persone, facilitano la trasmissione di valori condivisi e di ideali culturali. La narrazione conferisce senso e significato a dati e fatti e trasforma la storia in una metafora della vita che descrive la realtà. Ma anche un mondo nuovo, un cambiamento possibile.

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Perché fare Storytelling?

Sono certa che, se sei giunto fin qui, sei ora consapevole che fare storytelling non è poi così semplice: non si tratta semplicemente di scrivere una storiella più o meno inventata e adieu. Ma, allora, la questione è: perché fare Storytelling? Cosa ne ricavo io? Un approccio comunicativo ed esistenziale orientato allo Storytelling porta al brand molti vantaggi:

  • stabilire relazioni e connessioni mentali e sentimentali con le persone;
  • raccontare il proprio mondo valoriale con emozione, chiarezza e senso di partecipazione;
  • invogliare ad accettare e condividere un cambiamento, anche facilitandone la comprensione;
  • comunicare informazioni e dati complessi;
  • favorire l’affezione e il senso di appartenenza delle persone al brand;
  • attivare le aree del cervello che attengono alla comprensione linguistica e al ragionamento ma anche – e soprattutto – le aree del cervello che riguardano le emozioni, l’empatia e le esperienze personali di ognuno di noi;
  • comunicare il proprio posizionamento esistenziale nel mondo.

Ricorda che il brand è una persona tra persone e come tale deve agire, parlare, comportarsi. E anche Sentire.

Il brand è una persona tra persone e come tale deve agire, parlare, comportarsi.

E anche Sentire.

I pubblici dello Storytelling

Un brand che adotta lo Storytelling come proprio principio e metodo esistenziale e comunicativo può raccontare le sue storie, i suoi valori, i suoi cambiamenti e il suo modo di essere a differenti tipologie di pubblici:

  • pubblici esterni all’azienda, ovvero i clienti e i potenziali clienti;
  • pubblici interni all’azienda, quindi management, dipendenti e collaboratori;
  • stakeholders, ovvero tutti i portatori di interesse nei confronti dell’azienda (fornitori, portatori di capitali, investitori, shareholders);
  • la società tutta, ovvero tutti coloro che possono sentirsi parte di questa narrazione.

Come fare Storytelling?

Se vuoi davvero fare Storytelling in modo efficace devi conoscere te stesso, il tuo brand, la tua azienda e la direzione che vuoi prendere durante il tuo viaggio. Devi essere disposto a metterti in discussione e a cambiare quando è necessario. Devi creare il tuo mondo intimo e personale e devi avere il coraggio di condividerlo, devi conoscere alla perfezione il tuo lettore e devi affidarti a dei professionisti che possano supportarti in questo nuovo modo di comunicare. Che per il tuo brand è anche un nuovo modo di essere.

Quando avrai ben chiaro questo puoi definire il cuore della tua narrazione, i professionisti che hai scelto possono intessere il tuo racconto e farlo viaggiare leggiadro lungo le vie degli strumenti di comunicazione adatti, diffondendo parole, immagini ed emozioni.

Ecco come fare Storytelling.

Prima crea il tuo mondo

Prima di adottare lo Storytelling come approccio strategico, devi aver ben chiaro qual è il tuo mondo. Chi sei? Come ti comporti? Qual è il tuo universo simbolico di riferimento? Chi e cosa rappresenti? Quali valori condividi? Qual è il tuo posizionamento esistenziale nella società e nel mondo? Cosa e chi combatti? Chi vuoi coinvolgere? In definitiva, devi stabilire quale Archetipo sei.

E tu che Archetipo sei?

Il termine archetipo – dal greco archè, origine, principio, e typos, modello, immagine, impronta – è stato definito dallo psicanalista Carl Gustav Jung come delle idee innate, della rappresentazioni mentali che ci appartengono fin dalla nascita. Ed ecco, perciò, che gli archetipi nel tempo si sedimentano nella cultura collettiva e condivisa.

In narrativa gli archetipi – da non confondere con gli stereotipi, che sono delle immagini e delle riproduzioni fisse – sono dei modelli di comportamento che attengono ai personaggi del racconto. Gli archetipi riguardano il loro modo di essere, la loro personalità, il carattere, il comportamento e il modo di agire.

Quando decidi di fare Storytelling devi capire, tra le altre cose, quale Archetipo appartiene al tuo brand: chi sei? Come vuoi raccontarti? Quale personalità e quali messaggi vuoi comunicare alle persone?

I 12 Archetipi Junghiani e l’Arhetypal Branding

L’Archetypal Branding è una tecnica di marketing tradizionale di derivazione junghiana ideata da Carol Pearson e Margaret Mark. Consiste nell’individuare le più importanti caratteristiche dell’identità del brand, quelle che devono guidare le scelte ed essere sempre coerenti. Gli Archetipi di Jung sono organizzati e distinti a seconda della capacità di attivare 4 tipiche emozioni umane:

  • la stabilità;
  • il cambiamento;
  • l’appartenenza;
  • l’indipendenza.

Questi gli archetipi individuati da Jung che possono permetterti di capire che tipo di persona e di personaggio narrativo sei tu ed è il tuo brand.

Archetypal Branding – Foto dal Web.

1. IL SAGGIO

Un brand saggio è un pensatore libero, riflessivo, che fa della capacità di analisi, dell’intelletto e della conoscenza la sua linfa vitale. Sempre alla ricerca della verità, è dotato di grande equilibrio ma, alle volte, rischia di disconnettersi dalla realtà.

2. L’ESPLORATORE

Ama la libertà, la scoperta, il viaggio e la novità. Sempre pronto a provare e ad emozionarsi, il brand esploratore conduce nel suo viaggio anche il suo interlocutore. Autonomo, ambizioso e istintivo, teme il vuoto e spesso ricerca ideali che, per sua stessa natura, non riuscirà mai a soddisfare completamente.

3. L’INNOCENTE

Il brand innocente è un brand ottimista e positivo, che è integro e puro di cuore. Desidera compiacere, è buono ed è alla continua ricerca della felicità, ma teme il rifiuto.

4. IL CREATORE

Il brand creatore è un anticonformista che ama la creatività e la libertà di espressione. Divertente e geniale, è dotato di fantasia e immaginazione ma a volte è incostante.

5. IL GOVERNANTE

Il brand governante è un brand leader, sicuro, che detiene il potere ed è esigente. Il rovescio della medaglia? Deve fare attenzione all’abuso di potere.

6. L’EROE

Il brand eroe è coraggioso ed eroico, combattivo e competitivo. L’eroe combatte l’ingiustizia, non sopporta perdere e per questo non si arrende mai. A cosa prestare attenzione? L’eccessiva ambizione può condurlo a un controllo maniacale.

7. IL MAGO

Il brand mago è un rivoluzionario che crea e trasforma il mondo e le cose. Geniale e visionario, è così creativo da riuscire a trasformare i sogni in realtà. Attento, però. Il brand mago potrebbe perfino arrivare a manipolare la realtà pur di vivere la sua costante e incessante trasformazione.

8. IL FUORILEGGE

Il brand fuorilegge ama la trasgressione e la provocazione. Il ribelle per antonomasia, non ama lasciarsi influenzare dagli altri né dalle pressioni esterne. Il suo lato negativo? Può diventare autodistruttivo.

9. IL CUSTODE

Dotato di un forte senso di protezione, il brand custode protegge gli altri e gode di gran fiducia. Empatico, sicuro e solido, ha un lato oscuro: se non riesce a controllarsi può diventare una sorta di martire che finisce per rinfacciare le sue buone azioni.

10. L’AMANTE

Passionale, romantico e sensibile, il brand amante ama l’amore e lo dispensa in ogni sua forma. Sentimentale e sensuale, non sopporta il rifiuto.

11. IL BURLONE

Adora ridere e con la sua irriverente simpatia coinvolge tutti. Giocoso e divertente, il brand burlone adora godersi la vita ma il rovescio della medaglia è che, alle volte, fatica ad assumersi le proprie responsabilità.

12. L’ORFANO O L’UOMO DI TUTTI I GIORNI

Il brand orfano è altruista e rispettoso ma ha anche paura ed è cinico, sofferente delle ferite che si porta appresso e che non riesce a guarire.

Chi è il tuo lettore? Scrivi la sua Story Map

Ogni buona strategia di comunicazione deve ben comprendere chi è il proprio interlocutore. Prima di progettare la tua storia devi capire chi è il tuo lettore: qual è la sua personalità? Quali sono i bio-miti a cui è più incline? Quali i temi di vita che gli interessano? E quali le paure che lo muovono?

Rispondere a queste domande ti aiuterà a scrivere la Story Map del tuo interlocutore, ovvero la mappatura del life-journey e del momento di vita del pubblico di riferimento.

I bio-miti della narrazione

I bio-miti identificano il nostro modo di approcciare alla vita, quello di cui abbiamo bisogno ed è frutto delle nostre esperienze passate e dei desideri futuri. Andrea Fontana, Sociologo della Comunicazione e dei Media Narrativi e pioniere dello Storytelling nel nostro Paese, ha individuato 4 tipi di bio-miti che possono aiutare i brand a capire il proprio lettore e a scrivere la propria Story-Map.

Questi i 4 bio-miti o miti fondativi individuati da Andrea Fontana:

  • mito della salvezza. Le persone vivono drammi da cui cercano un rifugio e protezione.
  • Mito della cura. In queste storie la cura degli altri e la collaborazione sono fondamentali.
  • Mito dell’evasione. Le persone vivono costantemente lotte da cui vogliono scappare.
  • Mito della forza. Le persone vogliono affermare la propria supremazia, il dominio di sé e anche del mondo.

I bio-temi della narrazione

Un altro aspetto che deve fondare e caratterizzare la tua Story-Map è il bio-tema che ispira il tuo pubblico di riferimento. I bio-temi sono i temi esistenziali in cui ci identifichiamo, che ispirano o ci incutono timore.

Andrea Fontana, nelle sue approfondite e interessanti disquisizioni sullo Storytelling d’Impresa, individua 5 bio-temi fondamentali per la narrazione:

  • l’amore, in tutte le sue forme, da quello passionale a quello più puro. sempre coinvolgente;
  • il gioco, l’intrattenimento e l’aspetto ludico dell’esistenza;
  • il lavoro, il senso del dovere e della responsabilità;
  • il dolore, le sofferenze, le difficoltà della vita;
  • la morte, intesa come la fine di qualsiasi cosa: di un lavoro, di un amore, di tutto.

Le 5 ferite emozionali che il racconto cura

Lo Storytelling cura paure e medica ali spezzate. In psicologia si parla di ferite emozionali o di ferite dell’Anima. Conoscere i timori che bloccano in meste prigioni il tuo lettore è fondamentale per trovare e comunicare la soluzione che può aiutarlo a librarsi libero nell’aria.

Queste le 5 ferite emozionali che la psicologia ha individuato:

  • il rifiuto. Questa paura ci porta a non amarci e a non accettarci, ci conduce verso la solitudine, l’introspezione e la chiusura nei confronti degli altri;
  • l’abbandono. Questa ferita dell’anima ci fa sentire poco amati e ci conduce alla continua ricerca di compagnia per non stare né sentirci mai da soli;
  • l’umiliazione, che ci conduce al senso di vergogna e di inferiorità. La ferita dell’umiliazione ci spinge a prenderci cura degli altri e a rifuggire ogni nostro piacere;
  • il tradimento. Questa ferita dell’anima nasce dalla mancanza di fiducia negli altri, ci spinge a tenere tutto sotto controllo e finiamo per perdere il piacere del godimento del momento presente;
  • l’ingiustizia, una ferita che ci convince a concentrarci sul dovere e a credere di non meritare il piacere. Chi custodisce questa ferita è convinto che la perfezione sia il riscatto per la propria persona.

Le più importanti tecniche di Storytelling

Lo Storytelling è un processo, una scienza, una strategia. Come abbiamo visto, per fare Storytelling in modo efficace devi:

  • conoscere il tuo brand-cliente, scrivere e condividere con lui il brief di comunicazione;
  • individuare la Story Map del tuo interlocutore (bio-miti, miti-esistenziali, paure e ferite dell’anima);
  • identificare l’identità del brand tramite l’Archetypal Branding;
  • definire la core Story, ovvero il contenuto principale della stria, il messaggio da comunicare, i valori da veicolare, il senso e il significato da drammatizzare e condividere;
  • individuare i fatti, gli eventi, le date e trasformarle in racconto tramite la narrazione, caricandole di emozione, di significato, di pathos e di azione.

L’attività di narrazione è delicata e necessità di competenze specifiche. Vi sono molte tecniche di Storytelling che possono indicarti le note che il tuo racconto deve suonare. Qui ti indicherò le 8 principali.

#1. Lo schema narrativo canonico

Ideato dal linguista e semiologo lituano Algirdas Julien Greimas a partire dagli studi di Propp, lo schema narrativo canonico semplifica le 31 funzioni individuate da quest’ultimo per descrivere la struttura di base del racconto. Lo schema narrativo canonico è un modello a 4 tappe che può essere applicato a tutti i tipi di narrazione: racconti, pubblicità, discorsi, comunicazioni.

Queste le 4 funzioni dello schema narrativo canonico:

  • la manipolazione o patto fiduciario. Il Destinante o Donatore stipula un patto con l’Eroe, inducendolo a compiere l’impresa e condividendo valori e ideali.
  • La competenza o prova qualificante. L’Eroe acquisisce le competenze necessarie per affrontare la prova finale. Queste competenze possono essere oggetti, informazioni, poteri sovrannaturali. Essenziali in questa fase del racconto sono le figure degli Aiutanti e degli Opponenti o Antagonisti.
  • La performance o prova decisiva, che è la parte centrale della struttura narrativa. Consiste nell’azione, che trasforma l’Eroe dallo stato iniziale a quello conclusivo. La prova decisiva comporta sempre lo scontro con l’Antagonista e la verifica della solidità e della tenuta dei valori dell’Eroe.
  • La sanzione o prova glorificante, che consiste nella trasformazione e nella premiazione dell’Eroe.

#2. Il viaggio dell’Eroe o il Monomito

Il viaggio dell’eroe è un modello narrativo sviluppato dallo sceneggiatore Christopher Vogler e si basa sugli studi dello storico Joseph Campbell. Il viaggio dell’eroe pone l’accento sul percorso di auto-consapevolezza che conduce l’eroe alla meta ed è uno schema molto coinvolgente, che tiene alto il ritmo e la tensione.

Queste le 12 tappe del viaggio dell’eroe:

  • l’eroe-protagonista vive nel suo mondo ordinario;
  • la situazione iniziale costringe l’eroe a mettersi in gioco. Questo è il momento della chiamata;
  • in un primo momento l’eroe ha paura e rifiuta la chiamata;
  • l’eroe viene istruito e supportato da un mentore che lo aiuta a superare le sue paure;
  • l’eroe varca la prima soglia, accedendo a un mondo nuovo, straordinario;
  • cominciano le prove che l’eroe deve affrontare, avvicinandolo a una caverna più profonda;
  • nel viaggio in cui affronta prove e ostacoli, man mano, l’eroe si avvicina alla prova centrale, varcando la seconda importante soglia;
  • l’eroe affronta la prova centrale del suo viaggio;
  • affrontata e superata la prova centrale l’eroe ottiene il suo premio;
  • ora è giunto il momento di intraprendere il viaggio di ritorno;
  • l’eroe affronta la sua ultima prova e si rende conto della resurrezione che ha vissuto. Una parte di sé e morta per sempre e un’altra, più forte e consapevole, ora è nata.
  • l’eroe ritorna al suo mondo ordinario e porta con sé l’elisir che ha conquistato, che può essere un tesoro, un amuleto, una tecnologia, una scoperta.

#3. Lo schema di Propp

L’antropologo e linguista russo Vladimir Propp studiò le origini della fiaba nelle società tribali e giunse a definire uno schema di base che si ripete in ogni racconto di successo. L’antropologo identifico 31 funzioni, note come la sequenza di Propp, che definiscono le schema narrativo e 7 personaggi.

Lo schema narrativo di Propp può essere raggruppato in 4 fasi fondamentali:

  • l’equilibrio iniziale, ovvero l’esordio del racconto;
  • la rottura dell’equilibrio iniziale, ovvero il movente o la complicazione;
  • le peripezie dell’eroe, ovvero lo svolgimento della trama;
  • il ristabilimento dell’equilibrio e, quindi, la conclusione del racconto.

Le 31 funzioni che Propp ha identificato sono queste: allontanamento, divieto, infrazione, investigazione, delazione, tranello, connivenza, danneggiamento o mancanza. E poi: mediazione, inizio della relazione, partenza, prima funzione del donatore, reazione dell’eroe, acquisizione dell’oggetto magico, trasferimento, lotta, marchiatura, vittoria. E ancora: rimozione, ritorno, persecuzione, salvataggio, arrivo in incognito, pretese infondate, prova, soluzione. Infine: identificazione, smascheramento, trasfigurazione, punizione e matrimonio.

I 7 personaggi di Propp

Questi i 7 personaggi che Propp ha identificato:

  • il protagonista-eroe, dotato di qualità positive e che affronterà una serie di prove e peripezie;
  • l’antagonista, il personaggio negativo che combatte contro l’eroe;
  • il mandante, che affida all’eroe il compito di partire e di affrontare la sua sfida;
  • la principessa o il premio, di cui l’eroe deve rendersi degno e che sono messi in pericolo dall’antagonista;
  • il donatore, che guida e prepara l’eroe e/o gli fornisce l’oggetto magico di cui ha bisogno per affrontare gli ostacoli e le sfide;
  • il falso eroe, colui che vorrebbe prendere il posto dell’eroe e beneficiare del premio della sua impresa ma che, puntualmente, viene smascherato.

#4. Il ponte narrativo per lo Storytelling

Il ponte narrativo è una tecnica di Storytelling che consiste nel narrare 5 racconti – o parti di racconto – che confluiscono poi nel racconto principale. I 5 tipi di racconti sono:

  • il racconto garante, in cui si racconta in che modo e perché il brand è davvero in grado di compiere quell’azione;
  • il racconto rappresentativo, che comunica i valori che il brand possiede, sostiene e condivide;
  • il racconto di posizionamento, in cui racconti come ti posizioni sul mercato, perché sei unico e cosa ti distingue dai competitors;
  • il racconto dei fatti, ovvero delle prove, delle difficoltà e degli ostacoli che hai affrontato e superato e nelle quali i lettori devono riconoscersi e immedesimarsi;
  • il racconto del futuro, ovvero di qual è il progetto da realizzare, di quali sono i sogni che il brand e il suo lettore insieme al brand può realizzare.

#5. La struttura a petalo

La struttura narrativa a petalo consiste nell’organizzare più storie – e quindi più protagonisti – attorno a un nucleo centrale, che contiene il messaggio principale che vuoi comunicare. Molte storie, anche diverse tra loro, sono autonome ma possono sovrapporsi, fosse altro che l’una introduce l’altra. La struttura a petalo è una tecnica di Storytelling utile per caricare emotivamente il messaggio centrale che intendi veicolare.

#6. La struttura nidificata o a cerchi concentrici

La struttura nidificata è una struttura narrativa a grappolo in cui coesistono tre o più narrazioni. Al centro si colloca la storia più importante, quella che comunica il messaggio principale, il quale viene spiegato e approfondito (anche) da tutte le altre narrazioni.

#7. Le Sparklines

Le Sparklines sono una tecnica di Storytelling molto efficace perché consentono di mettere a confronto il mondo ordinario in cui viviamo con il mondo ideale in cui possiamo vivere se vinciamo la sfida ed effettuiamo il cambiamento necessario, quello di cui il brand si fa portatore. La struttura narrativa detta Sparklines racconta come sono le cose e come dovrebbero essere ed è particolarmente utile quando il brand vuole comunicare alla sua audience l’importanza del cambiamento.

#8. La Montagna per lo Storytelling

La montagna è una tecnica di Storytelling così chiamata perché rappresenta graficamente la tensione emotiva, il dramma della storia. Simile alla struttura narrativa del viaggio dell’eroe o monomito, differisce da questa per il fatto di non avere necessariamente un lieto fine.

Questa la struttura narrativa della Montagna:

  • Background, in cui sono presentati i paesaggi e l’ambientazione;
  • la crescita dell’azione, che include gli eventi che conducono al conflitto principale;
  • climax, il momento di massima tensione emotiva, in cui il conflitto e il problema raggiungono il loro punto più alto di drammatizzazione;
  • la caduta dell’azione, quando i personaggi si adoperano per risolvere il problema principale;
  • risoluzione, il momento in cui la storia finisce.

2 Tecniche di Copywriting Narrativo per il tuo Storytelling

Quando scrivi una narrazione puoi utilizzare molte tecniche di Copywriting per rendere la tua storia più avvincente, emozionante, coinvolgente e funzionale a seconda dell’obiettivo che vuoi raggiungere. Qui ti suggerisco le 2 tecniche di Copywriting che devi necessariamente conoscere.

#1. Inizio in Media Res

L’inizio in media res è una tecnica che adoro perché, se efficacemente sfruttata, può permetterti di raggiungere livelli di coinvolgimento molto alti. Consiste nel cominciare la tua narrazione al centro della storia, degli eventi accaduti, e dopo passare al racconto dell’inizio per giungere alla conclusione.

Il vantaggio di questa tecnica di Copywriting Narrativo è che ti consente di immergere fin da subito il lettore nella parte più avvincente nella narrazione e di incuriosirlo verso la scoperta del resto della storia. A una cosa devi prestare grande attenzione: devi sempre tenere alta la tensione emotiva.

#2. La falsa partenza

Con questa tecnica di Copywriting Narrativo puoi sfruttare l’effetto sorpresa. La narrazione comincia con una storia che può sembrare già nota o prevedibile, ma poi viene interrotta all’improvviso e senza preavviso in favore di una storia nuova, più positiva. Ad esempio, lo Storytelling può essere incentrato sul racconto di un progetto o di un tempo in cui si è fallito per poi tornare indietro e/o rimettersi in discussione, ricominciare, scrivere una storia nuova, di successo.

In questa tecnica di Copywriting Narrativo lo Storytelling conferisce importanza alle esperienze acquisite e alle lezioni apprese e sfrutta l’effetto sorpresa delle aspettative del pubblico che vengono stravolte.

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