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Webwriting: 6 vizi che la tua scrittura deve dimenticare

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Si sa, i vizi son cattive abitudini, pratiche da abolire ancor prima di esserne assuefatti, probabilmente in modo irrimediabile. E dai danni di cui i vizi son causa, neppure il webwriting è immune. Scrivere per il Web è un’attività professionale che richiede metodo, competenze e abilità, necessita di strategia e di creatività e comincia dalla conoscenza approfondita del mezzo che ospiterà il nostro contenuto. Insomma, come sempre ti ricordo, il Webwriting ha peculiarità che non appartengono alla scrittura destinata ai media tradizionali.

Prima di continuare la lettura di questo post, in cui ti metterò in guardia dai vizi che il tuo webwriting deve dimenticare nel più recondito dei cassetti, ti consiglio di leggere questa mini-guida: Webwriting: 13 linee guida per scrittori professionisti [Mini-guida + Infografica]. Qui troverai:

  • cosa significa scrivere per il Web,
  • quali sono le caratteristiche del Webwriting,
  • quali sono le linee guida da seguire per diventare scrittori del Web professionisti.

E i vizi del webwriting? Quelle trappole insidiose da conoscere per riuscire a evitarle? Te le suggerisco qui.

I vizi del Webwriting

Una delle principali caratteristiche del Web, quella che ne ha decretato il successo rivoluzionario, è la possibilità di comunicare in modo aperto, libero, informale. Tuttavia, questo alle volte genera un meccanismo psicologico inverso: se scrivere per il Web è come parlare faccia a faccia con qualcuno, allora non ci vuole poi molto. Tutti possiamo esserne capaci! In realtà, però, è proprio questa semplicità la cosa più complessa del Web, perché richiede strategia (quale messaggio veicolare? In che modo? Quando?), richiede la capacità di semplificare senza sminuire, l’abilità di comunicare solo e soltanto le giuste informazioni e nel modo più facilmente comprensibile al lettore. Il tutto riuscendo a regalargli avventure ed emozioni.

Insomma, altro che Tutti possiamo esserne capaci!. E dimostrazione di questa non-facilità ne sono proprio tutti quei vizi che troviamo disseminati per le strade testuali del Web. Parole che non dovremmo usare, espressioni che suscitano interrogazioni piuttosto che fornire certezze, intenzioni che nei testi non trovano il giusto spiraglio. Vuoi conoscere alcuni (i principali) di questi vizi, così da lavorarci su e da stargli ben lontano? Eccoli.

#1. Il benvenuto che ostacola

Capita spesso che un sito web, una landing page, una newsletter siano introdotti da un messaggio di benvenuto del tipo Benvenuto sul sito ufficiale di X. La nostra mission è quella di…. Ecco, più che dare il benvenuto questo tipo di messaggi sono un ostacolo per chi approda sul tuo sito web o sulla tua landing page.

Ti consiglio di leggere: Come costruire una Landing Page [La Guida].

#2. Il tu che opprime

La seconda persona singolare (come anche la seconda persona plurale) ha la capacità di avvicinarti al lettore, di accorciare le distanze, di farti sentire vicino a lui e di farlo sentire compreso e capito. Tuttavia, in alcune situazioni il tu può risultare eccessivo, soprattutto se a far seguito vi è un verbo imperativo e/o un punto esclamativo. Ecco, in questo caso il tu potrebbe quasi intimorire il tuo utente.

#3. Gli eccessi di concretezza che allontanano

Un webwriter professionista lo sa: le parole concrete e di uso quotidiano sul web sono una carta vincente. Ma un webwriter professionista sa anche che gli eccessi di concretezza rendono un contenuto più freddo e distaccato e finiscono per allontanare il lettore. Sì, quindi, alle parole concrete ma senza eccedere e soprattutto è necessario mixarle con le cosiddette parole sensoriali, che stimolano il nostro subconscio e attivano determinate aree del cervello, quelle che hanno a che fare con i nostri sensi, con il gusto, con la vista, con l’olfatto, con il tatto e con l’udito. Queste parole sensoriali sono capaci di emozionare e di coinvolgere in modo totalizzante e potente.

#4. Le autocelebrazioni e l’autoreferenzialità che indispongono

I messaggi autocelebrativi non piacciono a nessuno. Io so fare questo, noi siamo leader in quest’altro, io sono esperto in questo, noi siamo magnifici in quest’altro. Vuoi allontanare il tuo lettore? Questa è la tecnica giusta.

Chi cerca il tuo contenuto ha bisogno di risolvere il suo concreto bisogno, un bisogno che è suo non tuo. Ha necessità di sentirsi apprezzato e compreso, di sapere che su di te può contare, che tu ci sei e sei lì per lui. E’ lui il centro della tua comunicazione, non tu e le tue magnifiche qualità.

#5. Le espressioni che fanno dubitare

Alcune espressioni, come essere in grado diessere capace di, rende possibile suscitano sensazioni di dubbio e incertezza. Leggi la frase La nostra azienda è in grado di offrirti un servizio professionale. In questo caso, subito pensi: Sì, ma se è realmente capace di offrirmi un servizio professionale, perché non afferma in modo autorevole e perentorio quel che sa fare?. In effetti è così. Prova e leggere, invece, quest’espressione: La nostra azienda ti offre un servizio professionale. Questa frase esprime certezza, sicurezza, decisione. E’ come dicesse sono certo di poterti offrire il servizio di cui ti sto parlando. E tu non dubiterai.

Ti consiglio di leggere: Come e perché parlare (efficacemente) ai tuoi lettori/clienti.

#6. Le vene poetiche che confondono 

Il webwriting ha bisogno di emozione, di creatività, di un tocco di originalità e di personalità per coinvolgere e interessare il lettore. Questo, però, non vuol dire dare libero sfogo alla tua vena poetica, soprattutto quando questa rischia di confondere chi ti legge. Pensa a tutte quelle volte in cui hai sacrificato la corretta sintassi per la tua incontenibile voglia di creatività (ad esempio non rispettando la necessaria vicinanza tra soggetto, verbo e complemento oggetto), pensa alle situazioni in cui hai fatto uso eccessivo di aggettivi o di avverbi perché ti pareva potessero abbellire il testo. E l’immediatezza del contenuto? La facilità di comprensione? Che fine avranno fatto?

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Informazioni su Ludovica

Capello riccio un po’ selvaggio, nata con in mano una biro da battaglia più che con un’elegante stilo. Amo colorare con le parole vuoti spazi bianchi.

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