facebook, engagement, come scrivere il post perfetto, come scrivere il post ideale, social media manager

Facebook e l’engagement: come scrivere il post ideale?

Condivisioni

Disperazione! Facebook ha ridotto la visibilità dei miei post, determinando una sensibile riduzione dell’engagement dei miei fan. Ed ora cosa faccio? Come reagisco? Come posso coinvolgerli?

La soluzione migliore, come sempre, è creare contenuti di qualità, a meno che tu non abbia una certa quantità di money da spendere in campagne di inserzioni pubblicitarie, ovvio!

Ti suggerisco alcune dritte per scrivere il post ideale, quello in grado di catturare l’attenzione dei tuoi fan e di generare engagement:

1. Il dono della sintesi

In linea generale, è preferibile evitare di scrivere post troppo lunghi, perché potrebbero scoraggiare la lettura e i tuoi fan potrebbero non riuscire a mantenere alta l’attenzione sufficientemente a lungo. Allo stesso tempo, però, un post troppo corto potrebbe apparire come superficiale o potrebbe risultare poco interessante.

Quel che è importante, in ogni caso, è che la tua scrittura riesca ad arrivare dritto al punto e che sia capace di emozionare e intrattenere chi ti legge.

2. Utilizza immagini e video

I tuoi fan sono molto attratti dalle immagini e dai video. Facebook è un social che privilegia l’apprendimento visivo, per questo i post che contengono foto o video catturano più facilmente l’attenzione rispetto a quelli di sole parole.

3. Via libera alle call to action

Dire al tuo lettore cosa desideri che faccia è un buon modo per coinvolgerlo e incoraggiarlo a partecipare. Le call to action servono proprio a questo: sono frasi imperative con le quali potrai chiedere ai tuoi fan di commentare il tuo post, di condividerlo, di suggerirti un’idea. Quel che è importante è che utilizzi un linguaggio semplice e pratico, in grado di arrivare subito al dunque.

Una formula utilizzata di frequente consiste nelle domande esplicite rivolte ai lettori. Una ricerca condotta da Hubspotperò, ci racconta che che i post contenenti domande hanno un effetto positivo sui commenti, ma meno sui like e le condivisioni. Quindi, scegli con attenzione la call to action più adatta a te.

4. I vantaggi delle emoticons

Il tallone di Achille dei social è l’impossibilità di osservare le espressioni di chi scrive, per questo le emoticons corrono in tuo soccorso. Un sorriso non solo può far piacere a chi lo riceve, ma può tornarti utile anche per esplicitare che hai scritto un post in un tono sarcastico o che hai risposto ad un commento con una divertente battuta.

Attenzione, però! Mai abusare delle emoticons: potresti risultare un po’ sciocco, per così dire.

5. Divieto assoluto per errori e refusi

Commettere errori o spargere refusi qua e là è quanto di più sbagliato tu possa fare, non solo perché può distrarre chi lo legge, ma anche e soprattutto perché può compromettere la tua credibilità.

Il mio consiglio, allora, è sempre lo stesso: scrivi, leggi e rileggi e, se hai qualche dubbio, il web ti sarà sempre un prezioso alleato!

6. Accesso limitato per gli hashtag

Sono diventati una moda, ma non dimenticare che gli hashtag su Facebook non svolgono la stessa funzione di aggregatori di contenuti che hanno sugli altri social, primo su tutti Twitter. Non solo, quindi, non hanno alcuna utilità, ma un loro utilizzo eccessivo può distrarre e spazientire chi ti legge.

Vuoi approfondire l’argomento? Ti suggerisco di leggere questi articoli:

 

Raccontami la tua

Cosa credi che sia indispensabile per scrivere il post ideale? Qual è, secondo te, l’accorgimento fondamentale per generare engagement?

Condivisioni

Informazioni su Ludovica

Capello riccio un po’ selvaggio, nata con in mano una biro da battaglia più che con un’elegante stilo. Amo colorare con le parole vuoti spazi bianchi.

6 commenti

    1. Ciao Riccardo!
      Wow, gran bel tool! L’ho già sperimentato e devo dire che mi tornerà sicuramente utile. Tra l’altro, è anche particolarmente intuitivo.
      Il tuo bagaglio di conoscenze è sempre prezioso. Grazie.

      A presto! 🙂

  1. Ciao! Complimenti per l’articolo.

    Andrò controcorrente (una cosa che adoro) ma la call to action esplicita la trovo un po’ invadente. Bello e utile chiedere un’opinione riguardo un post, ma in certi casi vedo delle forzature.

    Ultimamente mi succede di condividere tweet e sentirmi chiedere spudoratamente “che cosa ne penso”.

    In sintesi, personalmente, preferisco una call to action più spontanea che pianificata.

    A presto!

    1. Ciao Roberto!
      Credo che ci siano call to action e call to action. Tutto sta nel modo in cui si esplicitano e trovo che ciò che più conta è che siano sempre in linea con il linguaggio che siamo soliti usare. Insomma, come sempre la moderazione è un’arma vincente.
      Grazie per avermi raccontato la tua esperienza! 🙂
      A presto!

Rispondi

La tua mail non sarà pubblicataI campi richiesti sono contrassegnati *

*

code